domenica 22 settembre 2013

Lettera ad un tumore

Bologna, 23/09/2013

Carissimo tumore,
in questo anno mi hai insegnato tantissime cose.
Come sei solito fare. Perchè sei il peggiore dei maestri.
Ed il migliore.
Peggiore perchè mi hai chiesto una lezione fondamentale senza spiegarmela prima.
Migliore perchè, una volta che me l'hai spiegata, non si dimentica più.

Mi hai insegnato a non avere paura di piangere e ancora di più a non avere paura di ridere di me e delle follie del mondo e delle persone anche davanti ai loro occhi e ai loro evidenti errori e alle loro piccole cattive meschinità.
Mi hai insegnato a soffrire in una maniera che non credevo possibile, a conoscere me stesso oltre ogni aspettativa, a comprendere il dolore che provavo ed a capire che sarebbe prima o poi passato.
Mi hai insegnato che valore ha un abbraccio, che importanza ha un gesto d'affetto quando non è richiesto, che cosa vuol dire avere un numero di telefono da chiamare per dire che non ce la fai più, che cosa vuol dire tornare a sentire il cuore battere per qualcuno, di nuovo.
Mi hai insegnato che svegliarsi la mattina è una benedizione, che camminare per strada senza svenire per la mancanza di forze è un'esperienza bellissima, che guardare il mondo vivere e sapere che ne fai parte è una gioia indescrivibile, che mangiare un gelato e non vomitare è una piccola grande conquista.
MA hai lasciato graffi, danni, cicatrici, sofferenza, dolore ed effetti collaterali, cose che potrebbero anche non sparire mai più.

Ti sei preso un anno della mia vita, le mie illusioni, le mie speranze, il mio peso, i miei occhi e mi hai dato qualche capello bianco, qualche ruga in più e soprattutto una dannatissima sensibilità che mi fa vedere TUTTO in maniera completamente differente da prima.

Ecco, l'ultimo punto, se proprio potresti riprendertelo indietro mi faresti un piacere. Perchè mi ha già stancato.

Con cordiale disprezzo

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